Basta ascoltare le prime note di La flaca per capire perché Jarabe de Palo sia rimasto così riconoscibile nella musica spagnola. Dietro il nome c’era una band guidata da Pau Donés, ma anche una formazione in continuo cambiamento, capace di mescolare rock, pop, ritmi latini e sensibilità cantautorale. Qui ricostruisco i membri principali, le diverse fasi del gruppo, gli album essenziali e ciò che resta oggi della sua eredità.
La mappa essenziale della band di Pau Donés
- Origine La band nacque in Spagna negli anni Novanta attorno a Pau Donés.
- Leader Donés era cantante, chitarrista, autore e principale direzione creativa del progetto.
- Formazione finale David Muñoz, Jordi Vericat, Alex Tenas, Jaime Burgos e Jimmy Jenks Jimenez affiancarono Donés negli ultimi anni.
- Successi La flaca, Depende, Bonito, Agua ed Eso que tú me das sono i brani più rappresentativi.
- Stato attuale Dopo la morte di Donés nel 2020, il gruppo non ha proseguito come formazione attiva con il suo storico frontman.

La band nacque attorno a una voce e a una chitarra
Il progetto prese forma a Barcellona nella seconda metà degli anni Novanta, con Pau Donés al centro come cantante, chitarrista e autore. Il primo album, La flaca, uscì nel 1996, ma fu soprattutto il successo del brano omonimo nel 1997 a trasformare il gruppo in un fenomeno internazionale.
Il punto di forza non era soltanto il ritornello immediato. Donés riusciva a scrivere testi semplici in apparenza, spesso costruiti su frasi quotidiane, ma capaci di parlare di amore, dubbi, amicizia e fragilità senza risultare pesanti. A mio avviso, è proprio questa combinazione tra accessibilità e personalità ad aver permesso alla band di superare l’etichetta di semplice gruppo da tormentone estivo.
Il suono partiva dal rock, ma lasciava spazio a rumba, funk, pop, flamenco e ritmi afro-cubani. Questa libertà stilistica rendeva ogni album diverso dal precedente e spiegava anche la facilità con cui il gruppo riusciva a collaborare con artisti lontani dal rock spagnolo.
La formazione cambiava spesso, ma il centro restava stabile
Uno degli aspetti più interessanti è che non esisteva una formazione immutabile. Intorno a Donés ruotavano musicisti diversi, scelti in base al tour, agli arrangiamenti e alla direzione sonora del momento. Il nucleo più noto degli ultimi anni era composto da questi artisti.
| Musicista | Ruolo principale | Presenza nella fase finale |
|---|---|---|
| Pau Donés | Voce, chitarra, autore | Dal 1996 al 2020 |
| David Muñoz | Chitarra e voce | Dal 2014 al 2020 |
| Jordi Vericat | Basso e cori | Dal 2011 al 2020 |
| Alex Tenas | Batteria | Dal 1996 al 2020 |
| Jaime Burgos | Tastiere e pianoforte | Dal 2013 al 2020 |
| Jimmy Jenks Jimenez | Sassofono | Dal 2009 al 2020 |
Tra gli altri musicisti associati alle diverse epoche compaiono Jordi Mena, Dani Forcada, Joan Gené, Marià Roch, Toni-Chupi Saigi, Quino Béjar, Kyke Serrano, Dani Baraldés, Jordi Busquets, Carmen Niño e Riki Frouchtman. Non tutti ebbero lo stesso peso o la stessa durata nel progetto, ed è proprio questa rotazione a spiegare perché le fotografie delle varie tournée mostrino gruppi spesso differenti.
La distinzione importante è questa: i musicisti contribuivano agli arrangiamenti e all’energia dal vivo, mentre Donés rimaneva il principale punto creativo. Per questo la band poteva cambiare assetto senza perdere immediatamente la propria identità.
Pau Donés era il leader, non l’unico volto musicale
Definire Donés soltanto come il cantante sarebbe riduttivo. Era la voce più riconoscibile, ma anche il chitarrista, il compositore e il personaggio che teneva insieme la comunicazione del gruppo. La sua scrittura aveva un tono diretto, a volte ironico, capace di trasformare un pensiero comune in una frase memorabile.
La sua leadership non impedì alla band di cercare nuove combinazioni. In Italia il progetto ha avuto un legame particolarmente forte con il pubblico e con diversi artisti locali. Tra le collaborazioni più note ci sono Como un pintor con i Modà, La quiero a morir con Francesco Renga, una partecipazione con i Nomadi e Voodoo Love con Ermal Meta.
Questi incontri mostrano una caratteristica che considero decisiva: la musica del gruppo era abbastanza personale da essere riconoscibile, ma anche abbastanza aperta da accogliere lingue, timbri e sensibilità diverse. Il risultato non sembrava un semplice duetto promozionale, ma un’estensione naturale del suo pop-rock mediterraneo.
Gli album raccontano l’evoluzione del gruppo
Per capire i membri e le trasformazioni della band conviene ascoltare gli album in sequenza. La discografia mostra come il gruppo sia passato dal successo immediato a una scrittura più riflessiva, senza abbandonare la vocazione melodica.
| Album | Perché è importante |
|---|---|
| La flaca - 1996 | Presenta il suono del gruppo e contiene il brano che lo porta al successo internazionale. |
| Depende - 1998 | Dimostra che la band non è legata a un solo tormentone e rafforza la sua identità pop-rock. |
| De vuelta y vuelta - 2001 | Segna una fase più matura, con testi articolati e arrangiamenti più consapevoli. |
| Bonito - 2003 | Porta in primo piano una scrittura luminosa e una dimensione più corale. |
| 1 m² - 2004 | Amplia la tavolozza ritmica e conferma la volontà di non ripetere la formula iniziale. |
| Adelantando - 2007 | Unisce pop, rock e influenze latine con un approccio più internazionale. |
| Orquesta Reciclando - 2009 | Rilegge il repertorio con nuovi arrangiamenti e valorizza la dimensione dal vivo. |
| Somos - 2014 | Rappresenta una fase di rinnovamento, con collaborazioni e una produzione più essenziale. |
| 50 Palos - 2017 | Rilegge parte della carriera in una veste più intima e personale. |
| Tragas o escupes - 2020 | È l’ultimo album pubblicato durante la vita di Donés e chiude il percorso discografico principale. |
Se dovessi indicare un percorso d’ascolto breve, partirei da La flaca, Depende, Bonito e Eso que tú me das. Il primo brano spiega l’origine del successo, i successivi mostrano l’evoluzione e l’ultimo riassume il lato più umano e diretto dell’autore.
Che cosa resta oggi della formazione
Pau Donés è morto il 9 giugno 2020, dopo una lunga malattia, e la sua scomparsa ha chiuso la fase storica del gruppo. Nello stesso anno era arrivato Tragas o escupes, mentre Eso que tú me das aveva assunto un significato particolare per il pubblico proprio per il tono affettuoso e vitale del brano.
Nel 2026 è quindi più corretto parlare di eredità musicale che di una band attiva con una nuova formazione. I musicisti dell’ultima fase restano importanti per comprendere il suono dei concerti e degli album finali, ma il progetto era legato in modo troppo stretto alla voce e alla scrittura di Donés per essere sostituito senza cambiare natura.
La sua influenza si sente ancora nella capacità di rendere popolare una canzone senza svuotarla di contenuto. Non servivano testi complicati per affrontare temi seri, e questa è forse la lezione più forte lasciata dalla band: la semplicità funziona quando nasce da un’identità precisa, non quando è soltanto una scorciatoia commerciale.
Il modo migliore per riscoprire Pau Donés
Chi conosce soltanto La flaca dovrebbe ascoltare almeno un album completo, soprattutto Depende o Bonito. I singoli spiegano il successo, ma la sequenza dei dischi fa capire meglio il lavoro dei musicisti, il ruolo degli arrangiamenti e la crescita della scrittura.
Io partirei da un ascolto in tre passaggi: il debutto per l’energia, la fase centrale per la varietà e l’ultimo periodo per il lato più intimo. Così emerge il quadro completo di un gruppo che ha cambiato spesso componenti, ma ha mantenuto una voce artistica riconoscibile fino alla fine.