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Alunni del Sole, la storia della band e i brani da ascoltare

Piero Leone

Piero Leone

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13 ottobre 2026

Alunni del Sole, un volto giovane e sognante, circondato da uccelli in volo. A sinistra, il logo 70-80.it ti ricordi?

Capire chi siano gli Alunni del Sole significa entrare nella storia della musica italiana tra beat, pop d’autore e canzone napoletana. Qui ricostruisco le origini della band, i principali membri, i cambi di formazione e i brani da ascoltare per orientarsi senza confondere la line-up storica con quella delle esibizioni più recenti.

La storia del gruppo in pochi punti essenziali

  • Origini napoletane: il progetto nasce alla fine degli anni Sessanta attorno ai fratelli Paolo e Bruno Morelli.
  • Formazione iniziale: insieme a loro suonano Giulio Leofrigio, Giampaolo Borra e Antonio Rapicavoli.
  • Brani simbolo: “Concerto”, “‘A canzuncella” e “Liù” rappresentano tre momenti diversi della loro carriera.
  • Successo maggiore: “Liù” vince il Festivalbar nel 1978.
  • Evoluzione: dopo lo scioglimento del 1983, il gruppo torna in attività negli anni Novanta.

Dalle origini napoletane alla televisione

La storia comincia alla fine degli anni Sessanta, quando i fratelli Paolo Morelli e Bruno Morelli lasciano Napoli per cercare opportunità discografiche a Roma. Paolo diventa il principale autore, cantante e pianista, mentre Bruno si occupa soprattutto di chitarra e voce.

Il primo nucleo comprende anche Giulio Leofrigio alla batteria, Giampaolo Borra al basso e Antonio Rapicavoli al sassofono. Prima di assumere il nome definitivo, la formazione era conosciuta come I Maronti. La scelta successiva richiama il romanzo di Giuseppe Marotta e lega fin dall’inizio il gruppo all’immaginario napoletano.

Un passaggio decisivo arriva nel 1969, quando Renzo Arbore li coinvolge nel programma televisivo Speciale per voi. La televisione permette alla band di raggiungere un pubblico molto più ampio e di distinguersi in un panorama dominato tanto dal beat quanto dalle nuove sonorità progressive.

Io considero questa fase importante perché spiega una caratteristica rimasta costante. La formazione non punta soltanto sull’impatto del singolo, ma costruisce un’identità intorno alla scrittura di Paolo Morelli, con melodie eleganti, testi sentimentali e arrangiamenti più ricchi rispetto alla semplice canzone da classifica.

Chi erano i membri e come cambiò la formazione

Quando si parla dei componenti, è utile distinguere il nucleo fondatore dalle formazioni successive. Il pubblico spesso associa il nome a Paolo Morelli, ma il suono della band nasce dal lavoro collettivo di musicisti entrati e usciti in periodi diversi.

Periodo Membri principali Ruolo
1968-1978 Paolo Morelli, Bruno Morelli, Giulio Leofrigio, Giampaolo Borra, Antonio Rapicavoli Formazione originaria e primi successi
1978-1983 Paolo e Bruno Morelli, Gianfranco Coletta, Ruggero Stefani, Enrico Olivieri Fase del Festivalbar e della maggiore popolarità
Dal 1992 Bruno Morelli, Gianfranco Coletta, Ruggero Stefani, Alessandro Saba, Enrico Olivieri Riunione e attività discografica e dal vivo

Paolo Morelli resta la figura centrale per voce, pianoforte e composizione. La sua preparazione musicale classica si sente nella cura degli accordi e nella costruzione delle melodie, spesso più elaborate di quanto lasci intendere l’apparente semplicità dei ritornelli.

Bruno Morelli rappresenta invece la continuità più evidente del progetto. Gianfranco Coletta e Ruggero Stefani entrano nella fase di piena affermazione, mentre Enrico Olivieri arricchisce l’organico con le tastiere. Alessandro Saba si unisce più tardi, durante la ripresa dell’attività negli anni Novanta.

Il punto da non perdere è questo: non esiste una sola formazione valida per tutta la carriera. Dopo la morte di Paolo Morelli nel 2013 e quella di Gianfranco Coletta nel 2022, le esibizioni recenti vanno considerate come una prosecuzione del repertorio e della memoria del gruppo, non come una replica perfetta della line-up degli anni Settanta.

Il loro stile tra pop d’autore e canzone napoletana

La musica della band si muove tra pop melodico, rock leggero, arrangiamenti orchestrali e scrittura cantautorale. In alcuni album si percepisce anche l’influenza del progressive, soprattutto nella durata dei brani e nella ricerca armonica, ma definirli semplicemente un gruppo progressive sarebbe riduttivo.

La lingua napoletana diventa una risorsa espressiva, non un elemento folkloristico. “‘A canzuncella”, per esempio, porta nella canzone pop sentimenti e immagini quotidiane con un tono moderno, contribuendo al rinnovamento della musica napoletana negli anni Settanta.

In brani come “Concerto” emerge invece il lato più lirico del gruppo. La canzone parla della fine di un amore attraverso immagini delicate e una melodia ampia, costruita per valorizzare la voce di Morelli. A mio avviso è uno dei pezzi migliori per capire perché la band abbia mantenuto un pubblico fedele anche lontano dai momenti di maggiore esposizione televisiva.

Non tutto il repertorio ha lo stesso peso. Alcune produzioni risentono dei cambiamenti del mercato e delle scelte promozionali delle case discografiche, ma la combinazione tra melodia italiana e sensibilità partenopea resta riconoscibile anche nei lavori meno fortunati.

I brani e gli album da cui partire

Per ascoltare il gruppo con un criterio, io partirei da pochi titoli rappresentativi invece di affidarmi subito a una raccolta generica. Ogni brano mostra un volto diverso della loro evoluzione.

  • “Concerto”: il lato più romantico e cantautorale, con una scrittura raffinata.
  • “‘A canzuncella”: il legame con la tradizione napoletana e la modernità degli arrangiamenti.
  • “Liù”: il brano più popolare, vincitore del Festivalbar 1978 e capace di portare la band a un pubblico nazionale.
  • “L’aquilone”: una delle prime tracce utili per capire il percorso degli esordi.
  • “Tarantè”: un esempio della fase successiva al grande successo, ancora legata alla scrittura melodica.

Tra gli album, Dove era lei a quell’ora del 1972 è il punto di partenza più interessante per chi vuole ascoltare una band meno prevedibile. ‘A canzuncella del 1977 rappresenta invece il momento di equilibrio più riuscito tra canzone d’autore e identità napoletana.

Il disco Liù del 1978 è indicato soprattutto a chi cerca il lato più accessibile e radiofonico. Per completare il quadro si possono aggiungere Tarantè, Cantilena e Carezze, pubblicati tra il 1979 e il 1981, mentre Di canzone in canzone documenta la ripresa del 1992.

Dallo scioglimento alla continuità del repertorio

Dopo il rallentamento dell’attività discografica e lo scioglimento del 1983, la band torna a esibirsi nel 1992. Il rientro avviene in un periodo di rinnovato interesse per la musica italiana degli anni Settanta, ma non si traduce in un ritorno identico a quello della fase d’oro.

La morte di Paolo Morelli, avvenuta nel 2013, segna una frattura inevitabile. Era il principale autore e la voce più riconoscibile, quindi il repertorio successivo vive soprattutto nella dimensione celebrativa e concertistica.

Nel 2026 il nome continua a comparire in spettacoli dedicati alla storia della musica italiana. La formula più corretta per descrivere questa fase è quella di una formazione che porta avanti brani entrati nella memoria collettiva, con organici che possono variare in base al concerto e all’organizzazione dell’evento.

Questo chiarimento evita un equivoco frequente. Ascoltare oggi una versione dal vivo di “Liù” o “‘A canzuncella” permette di ritrovare le canzoni, ma non significa ascoltare esattamente la stessa formazione che incise quei successi.

Perché il gruppo resta importante nella musica italiana

Il valore della band non dipende soltanto dal Festivalbar o dalla presenza in classifica. La loro importanza sta nell’aver portato una sensibilità napoletana dentro il pop nazionale senza rinunciare a arrangiamenti curati e testi poetici.

Per chi conosce soltanto “Liù”, il consiglio è di non fermarsi al singolo più famoso. L’ascolto di “Concerto”, “‘A canzuncella” e di almeno un album degli anni Settanta restituisce un’immagine più completa, fatta di eleganza melodica, malinconia e ricerca musicale.

La formazione è cambiata più volte, ma il centro artistico resta riconoscibile. È proprio questa continuità tra persone diverse, epoche diverse e generazioni diverse a spiegare perché il repertorio degli Alunni del Sole continui ancora oggi a trovare spazio nei concerti e nella memoria degli ascoltatori italiani.

Domande frequenti

Il gruppo nasce alla fine degli anni Sessanta attorno ai fratelli Paolo e Bruno Morelli, inizialmente con il nome I Maronti. La formazione comprendeva anche Giulio Leofrigio alla batteria, Giampaolo Borra al basso e Antonio Rapicavoli al sassofono.

Concerto mostra il lato più romantico e cantautorale, mentre 'A canzuncella esprime il legame con la tradizione napoletana. Liù rappresenta il lato più popolare e vinse il Festivalbar nel 1978; L'aquilone e Tarantè aiutano invece a seguire gli esordi e la fase successiva.

Dove era lei a quell'ora del 1972 è un buon punto di partenza per scoprire la varietà degli esordi. 'A canzuncella del 1977 sintetizza il rapporto tra canzone d'autore e identità napoletana, mentre Liù del 1978 propone il repertorio più accessibile e radiofonico.

No. Dopo lo scioglimento del 1983, il gruppo è tornato in attività nel 1992 con una formazione diversa. Dopo la morte di Paolo Morelli nel 2013 e di Gianfranco Coletta nel 2022, le esibizioni recenti portano avanti il repertorio con organici che possono variare.
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Autor Piero Leone
Piero Leone
Mi chiamo Piero Leone e ho cinque anni di esperienza nel mondo della musica, degli artisti e delle classifiche. La mia passione per la musica è iniziata da giovane, quando ho scoperto il potere delle canzoni di raccontare storie e di unire le persone. Scrivere su questo argomento mi permette di esplorare le tendenze attuali e di approfondire la cultura musicale che ci circonda. Nel mio lavoro, mi impegno a fornire informazioni utili e accurate, confrontando diverse fonti e semplificando argomenti complessi per renderli accessibili a tutti. Mi piace seguire le classifiche e analizzare l'evoluzione degli artisti, contribuendo a una comprensione più profonda di ciò che accade nel panorama musicale. La mia missione è quella di offrire contenuti aggiornati che possano arricchire l'esperienza dei lettori e stimolare la loro curiosità.
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