In breve, il duo unisce ruoli complementari, esperienza dal vivo e una crescita costruita passo dopo passo
- Alessandro De Santis è il volto più immediato del progetto: voce, chitarra e presenza frontale.
- Mario Lorenzo Francese lavora sulla struttura sonora con tastiere, synth, basso e cori.
- Prima di diventare un duo, il progetto si muoveva come The Jab, con una formazione più ampia.
- La vittoria a X Factor ha accelerato la visibilità, ma non ha creato da zero la loro identità.
- Per capirli davvero conviene ascoltare come uniscono pop, tensione elettronica e scrittura emotiva.
- La loro forza sta nel formato essenziale: poche parti, ma molto controllo sul risultato finale.

Chi sono i due musicisti dietro il progetto
Io li leggo come un duo nato con una storia da band vera, non come un progetto assemblato a tavolino. Vengono da Ivrea, in Piemonte, e il loro percorso parte da un contesto indipendente in cui contano tanto i concerti quanto la costruzione di una voce riconoscibile.
La formazione attuale ruota attorno a due figure molto diverse ma complementari: Alessandro De Santis porta la parte più esposta, quella vocale e melodica, mentre Mario Lorenzo Francese costruisce il sostegno armonico e timbrico. Questa divisione è importante perché spiega subito perché il duo suoni compatto anche quando l’arrangiamento sembra minimale.
| Membro | Ruolo principale | Impatto sul suono |
|---|---|---|
| Alessandro De Santis | Voce, chitarra, ukulele | Dà il centro emotivo e il contatto immediato con l’ascoltatore |
| Mario Lorenzo Francese | Tastiere, synth, basso, cori | Costruisce la trama sonora e rende il progetto più moderno e denso |
Un dettaglio che per me conta parecchio è il passaggio da una formazione più ampia al formato a due: non è solo una questione organizzativa, ma un modo per togliere il superfluo e lasciare in primo piano l’identità del progetto. Ed è proprio qui che si capisce meglio come si dividono i ruoli sul palco e in studio.
Come si dividono i ruoli e perché l’equilibrio funziona
La forza del duo non sta nella semplice somma delle due parti, ma nel modo in cui ciascuno lascia spazio all’altro. De Santis porta il volto, la voce e la spinta melodica; Francese dà profondità con tastiere, synth e linee di basso che tengono insieme il brano senza appesantirlo.
Io trovo che questo equilibrio funzioni perché evita due errori frequenti nei gruppi pop di oggi: da una parte il rischio di avere una voce molto forte ma arrangiamenti anonimi, dall’altra quello di costruire basi interessanti ma senza un centro umano riconoscibile. Qui succede il contrario: il canto resta leggibile, e la produzione non è mai decorativa.
- La voce resta al centro, quindi il brano arriva subito anche al primo ascolto.
- Gli arrangiamenti non sono affollati, e questo dà più spazio ai dettagli ritmici e armonici.
- Il live resta credibile, perché il formato essenziale obbliga a suonare con precisione invece di nascondersi dietro troppi elementi.
Quando un duo riesce così bene nella divisione interna, di solito dietro c’è una storia più lunga di semplice visibilità televisiva, e nel loro caso il passaggio decisivo arriva prima e poi con X Factor.
Dal nome The Jab alla vittoria a X Factor
Il loro percorso non nasce con il talent show. Prima c’era The Jab, un progetto più largo che ha aiutato a costruire esperienza, palco e scrittura. La trasformazione in duo, con il nuovo nome, ha ridotto gli elementi ma ha reso più netto il profilo artistico.
| Periodo | Cosa succede | Perché conta |
|---|---|---|
| 2015-2021 | Attività come The Jab, con una formazione più ampia | Si costruisce l’esperienza dal vivo e la base del progetto |
| 2021 | Il progetto si riduce e prende il nome attuale | La scrittura diventa più essenziale e identitaria |
| 2022 | Partecipazione e vittoria a X Factor | Arriva la svolta di visibilità nazionale |
| 2023-2024 | Nuovi singoli, Sanremo Giovani e il Festival di Sanremo | Il duo prova di essere più di un nome uscito dal talent |
Io considero questo passaggio più importante del solo cambio di nome. La vera chiave è il restringimento: meno elementi, più identità. X Factor li ha resi riconoscibili a un pubblico molto più ampio, ma il progetto aveva già una struttura abbastanza solida da reggere quel salto senza sembrare costruito in fretta. Da qui la domanda successiva diventa naturale: che tipo di musica fanno davvero, fuori dal contesto televisivo?
Il loro stile musicale in tre tratti riconoscibili
Se li ascolto con attenzione, io vedo tre elementi che tornano spesso e che li rendono subito distinguibili. Il primo è la centralità della melodia; il secondo è l’uso controllato di elettronica e tastiere; il terzo è una scrittura che mescola vulnerabilità, ironia e un certo gusto per la tensione emotiva.
Melodia pop, ma non zuccherosa
Le loro canzoni funzionano perché puntano a ritornelli immediati senza scivolare nel pop più prevedibile. Non cercano di essere facili a tutti i costi: preferiscono lasciare una piccola frizione, un dettaglio che impedisce al brano di sembrare già sentito.
Tensione elettronica e chitarre essenziali
Qui il termine arrangiamento indica il modo in cui voce, strumenti e spazi sonori vengono messi insieme. Nel loro caso l’arrangiamento non è mai sovraccarico: synth, basso e chitarra lavorano per creare atmosfera, non per riempire ogni secondo con qualcosa di rumoroso.
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Scrittura emotiva con taglio diretto
La loro scrittura non ha bisogno di essere criptica per sembrare adulta. Anche quando il testo resta semplice, il modo in cui viene cantato e costruito musicalmente gli dà peso. È una scelta che, secondo me, funziona meglio di molte soluzioni più ambiziose ma meno sincere.
Capire questi tre tratti aiuta a scegliere da dove cominciare all’ascolto, ed è il motivo per cui nella sezione dopo parto proprio dai brani che spiegano meglio la loro traiettoria.
Le canzoni che spiegano meglio il loro percorso
Se vuoi capire il duo senza fermarti alla sola fama televisiva, io partirei da alcuni brani che mostrano bene l’evoluzione del progetto. Non servono per forza tutte le pubblicazioni: bastano pochi ascolti mirati per cogliere come sono cambiati nel tempo.
- Signorino - è utile perché mostra la fase di rilancio dopo il cambio di nome: più essenziale, più diretto, più consapevole della propria identità.
- Buttami giù - aiuta a capire la loro inclinazione per un pop nervoso, dove la leggerezza è solo apparente.
- Non è così male - è il brano che li ha portati al centro della scena a X Factor e fa capire quanto conti il contrasto tra energia e autocontrollo.
- La noia - mostra una scrittura più matura, meno dipendente dall’effetto immediato e più attenta alla costruzione del clima.
- L’amore in bocca - è interessante perché spinge il loro linguaggio verso una dimensione più ampia, senza perdere riconoscibilità.
Se li ascolti in quest’ordine, senti bene il passaggio da una scrittura più istintiva a una più definita. E proprio questo rende interessante capire dove si collocano oggi nella scena italiana, al di là dell’etichetta da talent.
Dove si colloca oggi il duo nella scena pop italiana
Io li colloco nella fascia degli artisti che hanno superato il confine del “vincitore di talent” e stanno cercando una posizione più stabile nel pop italiano contemporaneo. Non sono un progetto da consumo rapido: hanno un’identità abbastanza forte da reggere l’attenzione anche quando non c’è una gara in televisione a sostenerli.
Il loro punto di forza, a questo livello, è la credibilità. Non puntano sulla sovrapproduzione, non inseguono mode troppo vistose e non sembrano interessati a cambiare pelle ogni tre mesi. Questo non significa restare fermi: significa costruire un catalogo coerente, in cui ogni uscita aggiunge un tassello invece di cancellare quello precedente.
Se guardo la traiettoria complessiva, vedo un progetto che ha imparato a trasformare la visibilità in continuità. E per chi li segue oggi, la cosa più utile non è chiedersi se siano “usciti bene” da X Factor, ma osservare come i singoli e i live continuino a rafforzare una linea artistica già abbastanza chiara.
Il segnale più utile per capire se stanno crescendo nel modo giusto
Se devo lasciare un’indicazione pratica, io non partirei dalla loro immagine televisiva ma dalla tenuta del loro duo nel tempo: ruoli chiari, repertorio che si allarga senza perdere coerenza e una scrittura che punta più sull’identità che sull’effetto momentaneo. È questo il vero motivo per cui il loro percorso resta interessante anche oggi: poche parti, ma ben disposte, e una direzione che non si limita a inseguire il prossimo singolo.