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Progetto romano: chi suona e perché la formazione conta davvero

Piero Leone

Piero Leone

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6 maggio 2026

Kevin Giorgis e Stefano Marchese al Summit "Formazione, AI e futuro del lavoro" a Roma, un evento che affronta la sfida dell'eterno decadimento delle competenze.

La forza di questo progetto romano sta in un equilibrio raro: darkwave, industrial e synthpop non vengono trattati come etichette decorative, ma come parti di una stessa identità sonora. Qui chiarisco chi suona cosa, da quali band arrivano i musicisti e perché i cambi di formazione hanno inciso davvero sul risultato finale, disco dopo disco.

Quello che conta davvero sulla formazione del progetto romano

  • Nasce a Roma nel 2018 come incontro tra musicisti già attivi in scenari dark, goth e industrial.
  • Il nucleo creativo ruota attorno a Riccardo Sabetti, Andrea Freda e Alessio Schiavi.
  • Pasquale Vico è una figura centrale della fase storica e compare ancora in alcuni crediti recenti.
  • La formazione non è statica: tra studio e live i ruoli possono cambiare, e questo modifica anche il suono.
  • Le band di provenienza spiegano bene perché il progetto tenga insieme melodia fredda, ritmo meccanico e chitarre scure.

Come nasce il progetto romano

La cosa più interessante, all’origine, è che non parliamo di una band costruita da zero per inseguire un genere alla moda. Parliamo invece di un incontro tra musicisti già inseriti nella scena italiana, con una grammatica comune fatta di post-punk, gothic rock, industrial e sensibilità darkwave. Questo spiega perché il progetto suoni compatto fin dal debutto, anche quando i brani cambiano molto atmosfera da un album all’altro.

Io lo leggo come un classico caso in cui l’identità nasce dall’incastro tra esperienze precedenti, non dalla somma dei nomi sul comunicato. Dal 2018 in poi, la scrittura si è mossa verso un equilibrio preciso: melodie nette, batteria rigida, tastiere fredde e chitarre che non cercano l’eroismo rock, ma una tensione più interiore. È un tratto che si sente già nei primi lavori e che resta riconoscibile anche nelle uscite più recenti.

Per chi arriva da fuori, il punto da capire è questo: il progetto non vive di un solo volto, ma di una collaborazione in cui ogni membro porta una parte del proprio background. Ed è proprio da qui che vale la pena entrare nei ruoli concreti, perché il nome da solo non basta a spiegare il suono.

Quattro musicisti in camici blu suonano in una stanza elegante, con un dipinto di un volto su un pianoforte. La loro musica sembra sfidare questo eterno decadimento.

I membri e i ruoli nel progetto

La formazione documentata nei crediti discografici e nelle uscite più note ruota attorno a quattro nomi, con una distinzione utile tra nucleo creativo e fase storica. In pratica, se vuoi capire chi fa cosa, questa è la lettura più chiara.

Musicista Ruolo principale Provenienza Impatto sul suono
Riccardo Sabetti Voce, chitarre, synth, programmazione Spiral69 È il centro autoriale: guida melodie, arrangiamenti e struttura elettronica.
Andrea Freda Batteria, v-drums, programmazione ritmica Spiritual Front Dà al progetto il lato più meccanico e preciso, senza renderlo freddo in modo sterile.
Alessio Schiavi Chitarre Avant-Garde Aggiunge spessore chitarristico e una tinta più notturna, meno lineare.
Pasquale Vico Basso Date at Midnight Porta profondità sul registro grave e una spinta più goth-rock nella base ritmica.

La parte che spesso crea confusione è il passaggio tra formazione di studio, formazione live e assetto dichiarato nel tempo. Nelle comunicazioni più recenti il progetto ha indicato di proseguire come trio, mentre in alcuni crediti discografici il nome di Pasquale Vico compare ancora. Per me questo non è un dettaglio marginale: nei gruppi che lavorano molto sul suono, un cambio di assetto può spostare davvero il baricentro del risultato.

In altre parole, non basta sapere chi c’è “adesso”. Bisogna capire chi ha firmato il disco, chi ha suonato dal vivo e chi ha lasciato un’impronta storica nel linguaggio della band. Da qui si passa naturalmente alle altre formazioni che hanno alimentato questa identità.

Le altre band spiegano metà del suono

Le provenienze dei musicisti non sono note di colore, ma chiavi di lettura concrete. Il progetto si capisce meglio quando si osserva da dove arrivano i suoi membri e quale parte del loro passato hanno portato dentro questo contesto.

  • Spiral69 offre la componente più melodica e strutturata, con una sensibilità che sa tenere insieme oscurità e immediatezza.
  • Spiritual Front spiega bene il lato più teatrale, disciplinato e ritmicamente deciso, soprattutto quando la batteria guida il pezzo.
  • Date at Midnight porta un’idea di basso e di atmosfera più vicina al goth-rock classico, quindi meno levigata e più corporea.
  • Avant-Garde aggiunge un gusto più abrasivo nelle chitarre, utile quando i brani devono diventare più densi e meno prevedibili.

Io qui vedo il valore vero della formazione: nessuno arriva per riempire spazio, tutti portano un’abitudine sonora precisa. Il risultato è una band che non suona “mista” nel senso debole del termine, ma stratificata. E questa stratificazione è proprio ciò che rende credibili i passaggi dal darkwave più romantico alle pulsazioni industriali.

Questo punto diventa ancora più chiaro quando si osserva come la formazione è cambiata nel tempo, perché i dischi non raccontano tutti la stessa fotografia.

Come è cambiata la formazione dal debutto a oggi

Dal debutto a oggi la linea non è stata perfettamente immobile, e sarebbe un errore leggerlo come un limite. Nei progetti di area dark è normale che una formazione evolva per fasi, soprattutto quando si passa dalla scrittura in studio al palco. Qui, però, il cambiamento è interessante perché coincide con un mutamento reale nel peso dei singoli strumenti.

Fase Assetto più riconoscibile Cosa ascoltare con attenzione
Debutto Nucleo compatto, con forte impronta di voce, synth e batteria La costruzione dei brani e l’idea di darkwave diretta, senza troppi orpelli
Periodo di consolidamento Ingresso più evidente delle chitarre e di una sezione ritmica più stratificata La crescita della tensione industriale e la maggiore profondità degli arrangiamenti
Fase più recente Crediti a quattro nomi nei dischi, ma comunicazione live più fluida La maggiore introspezione, con un suono spesso più scuro e meno lineare

Se devo essere pratico, la lettura migliore è questa: i primi lavori mettono a fuoco l’identità, quelli successivi la rafforzano e i più recenti mostrano una band più matura, capace di dosare il lato industriale senza farsi schiacciare da esso. È anche per questo che chi segue solo i nomi rischia di perdersi il vero racconto, che sta nei pesi relativi tra basso, batteria, synth e chitarre.

Questo passaggio non è solo teorico. Ascoltando i dischi in sequenza, si sente come il gruppo abbia imparato a usare la formazione come strumento compositivo e non come semplice cornice.

Perché la struttura del gruppo conta più del nome

In questo caso la struttura interna influisce davvero sulla percezione del progetto. Quando la scrittura è affidata a una figura centrale ma il resto della band ha un peso forte negli arrangiamenti, ogni variazione nel line-up cambia il modo in cui i brani respirano. È qui che si vede la differenza tra un gruppo che resta identico a se stesso e uno che evolve senza perdere riconoscibilità.

La parte industriale funziona meglio quando la batteria ha un ruolo netto e non solo decorativo. La parte darkwave, invece, regge grazie a linee vocali e synth capaci di restare in testa senza diventare pop. Le chitarre hanno un compito preciso: non devono dominare, ma dare profondità e contrasto. Se uno di questi elementi si sposta, cambia l’intero equilibrio.

Per questo io non leggo i crediti solo come anagrafica musicale. Li considero una mappa del suono. Nel caso di una band come questa, sapere chi suona il basso o chi ha preso in mano le chitarre in un certo periodo aiuta più di tante definizioni generiche su internet.

Come leggere i crediti senza confondere line-up e guest

Se vuoi orientarti bene tra album, singoli e date dal vivo, conviene usare un metodo semplice e molto concreto.

  • Controlla sempre i crediti del disco specifico, non quelli di una scheda generica della band.
  • Non dare per scontato che la formazione live coincida al 100% con quella di studio.
  • Tratta con attenzione i nomi che ricorrono nei materiali recenti ma non sempre in modo uniforme, perché possono indicare una fase di transizione.
  • Quando un album suona più asciutto o più stratificato, cerca prima i cambi di ruolo, poi i cambi di produzione.
  • Se ti interessa davvero la band, ascolta almeno un brano per fase: debutto, consolidamento, lavoro più recente.

Nel caso di This Eternal Decay, questa lettura evita un errore molto comune: confondere la storia del progetto con la fotografia di un singolo momento. La band è viva proprio perché si muove, e la sua identità non dipende da un elenco fisso, ma dal modo in cui i musicisti si scambiano peso e spazio nel tempo. È anche il motivo per cui, nel 2026, la loro attualità non si misura solo con le uscite nuove, ma con la continuità del percorso.

Se devo chiudere con una sintesi utile, il punto non è memorizzare ogni formazione a memoria, ma capire chi ha costruito il suono nei diversi passaggi. Così This Eternal Decay smette di essere un semplice nome e diventa quello che davvero è: un progetto romano in cui membri, crediti e provenienze contano quanto i brani stessi.

Domande frequenti

Il nucleo creativo ruota attorno a Riccardo Sabetti (voce, chitarre, synth), Andrea Freda (batteria) e Alessio Schiavi (chitarre). Pasquale Vico (basso) è stato una figura centrale nella fase storica e compare ancora in alcuni crediti.
Le provenienze (Spiral69, Spiritual Front, Date at Midnight, Avant-Garde) non sono dettagli, ma chiavi di lettura. Ogni musicista porta un'abitudine sonora specifica, che arricchisce il mix di darkwave, industrial e synthpop, rendendolo stratificato e credibile.
No, la formazione non è statica. Tra studio e live, i ruoli possono cambiare. Questo non è un limite, ma un'evoluzione che incide sul suono, spostando il baricentro tra i diversi strumenti e influenzando l'equilibrio finale dei brani.
Conoscere i crediti aiuta a capire chi ha costruito il suono in diversi passaggi. Non basta sapere chi c'è "adesso", ma chi ha firmato il disco e chi ha lasciato un'impronta storica. È una mappa del suono, non solo un'anagrafica.

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Autor Piero Leone
Piero Leone
Sono Piero Leone, un esperto di musica e cultura con oltre dieci anni di esperienza nell'analisi di artisti e classifiche. La mia passione per la musica mi ha portato a esplorare vari generi e tendenze, permettendomi di approfondire le dinamiche del mercato musicale e i fenomeni emergenti. Mi dedico a fornire contenuti ben documentati e obiettivi, semplificando dati complessi e presentando analisi chiare per i lettori. Il mio obiettivo è garantire che ogni articolo offra informazioni aggiornate e affidabili, contribuendo a una comprensione più profonda della cultura musicale contemporanea. Attraverso il mio lavoro su it-charts.it, mi impegno a condividere la mia passione per la musica, aiutando gli appassionati a rimanere informati e coinvolti nel panorama musicale attuale.

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